Un classico

Che cos'è un'OperaViva?

Claire Fontaine Untitled (Paris 11 April 2006) 2006
Claire Fontaine Untitled (Paris 11 April 2006), 2006.

Tra un’opera viva e un classico esiste un rapporto molto stretto, quasi di identificazione. Entrambi sono infatti legati a una istanza di attivazione/riattivazione individuale e collettiva; così come muovono da una necessità del presente che interpellandoci ci costringe ad una presa di parola non solo in relazione al passato, ma per il tempo in cui viviamo e nella prospettiva di un futuro capace di orientarci. In questo senso un’opera viva, come un classico, porta in seno una progettualità e una spinta dai tratti creativi e insidiosi, in quanto arma critica del presente, sguardo acuto sulla storia e spina nel fianco per chi non si arrende al bisogno e al desiderio di voler comprendere e cambiare il mondo in cui vive, per chi mira (come si diceva un tempo) a un futuro della pratica.

Un’opera viva, come un classico, mette insieme le caratteristiche di restare indimenticabile, imponendosi ogni volta a chi sa leggerla, interpretarla, raccontarla, usarla e – come scrisse Italo Calvino con parole memorabili nel suo Perché leggere i classici – di nascondersi «nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo e individuale». In questo senso l’opera è viva nel continuo incontro e, perché no, scontro con chi vi si imbatte, con chi la escogita e crea, con chi la impugna, nel rinnovarsi costante di una tensione mai sospita, nella produzione di un desiderio e di un gesto tanto prodotto di una storia concreta e materiale, quanto capaci di produrre trasformazione.

Un’opera viva come un classico, «tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno». Entrambi persistono «come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona» (I. Calvino). Entrambi non possono prescindere dalle questioni (così come dai conflitti) del presente, ma entrambi non si schiacciano su esse, portando i segni di una memoria tanto vivificata dai progetti del domani, quanto rinnovata e modificata dalle pratiche dei molteplici e irriducibili soggetti reali, incarnati e situati.

È un classico dell’opera viva non finire mai «di dire quel che ha da dire», essere «nuova, inaspettata, inedita», costituire «una ricchezza» per chi la ha già conosciuta e amata e «per chi si riserba la fortuna» di entrarvi in contatto e in relazione, non potendo da quest’ultima astrarre, «nelle condizioni» e nello spirito migliore per trarne gusto, piacere e utilità (Ivi). È un classico dell’opera viva eccedere la contingenza e le intenzioni degli autori/creatori, assumendo i tratti propri di un movimento incessante che apre sempre nuovi orizzonti.

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