Strategie comuni

Il lavoro artistico e culturale al tempo del general intellect

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Sensibile comune - Le opere vive, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma (14 - 22 gennaio 2017).

Neoliberalismo

Il neoliberalismo, sinonimo di privatizzazione e di una progressiva diminuzione della sfera pubblica a favore di quella privata, si è trasformato negli ultimi decenni in una sorta di seconda pelle, è ormai la forma sociale, economica e politica di ogni nostra azione. Si oppone a qualsiasi forma di intervento pubblico nella vita dei cittadini, crede nell’autoregolamentazione dell’economia e percepisce lo Stato come un ostacolo per lo sviluppo. Tuttavia questa ideologia non ha smesso di creare regole e norme, consolidando una società che nel nome della libertà di mercato, è diventata sempre più autoritaria, e nella quale gli apparati di controllo funzionano avendo un obiettivo molto chiaro: difendere il capitale al di sopra dei cittadini e del bene comune.

Conoscenza

In questa situazione la cultura si trova a occupare una posizione allo stesso tempo centrale e marginale. Tutti riconoscono l’importanza acquisita dalle industrie della conoscenza e della comunicazione nell’economia globale e nel nostro sistema di valori. Sappiano bene però che questa centralità ha significato anche la sussunzione di pratiche una volta critiche. Facciamo esperienza tutti i giorni di come le strategie di marketing delle grandi compagnie utilizzino opere d’arte con obiettivi che poco o niente hanno a che vedere con quelli che si proponevano i loro autori. Artisti come Sebastião Salgado o Damien Hirst, per citare due casi esemplari, utilizzano le condizioni di lavoro più denigranti o lo stesso mercato dell’arte per criticare o parodiare il sistema. Il risultato suole essere opposto a quello che si cercava. Da un lato l’estetizzazione della miseria fa sì che la sofferenza si trasformi in merce. Dall’altro il sarcasmo si trasforma in un esercizio di cinismo che ratifica la dinamica che porta a un vuoto di contenuti.

(L’)Artista

Il ruolo dell’artista nella società è cambiato, perdendo progressivamente le prerogative aristocratiche del passato. L’autore non è più il maestro. La sua attività gode di poca autonomia. Senza anelare a un ritorno nostalgico al passato, dobbiamo chiederci se sia possibile concepire un mondo nel quale promuovere nuove forme di retribuzione, al di là dell’alienzazione dei più e del valore mediatico di cui godono pochi privilegiati.

Tecnologia

In un’epoca nella quale la tecnologia permette l’accesso alla cultura, la logica della recinzione non funziona, giacché l’attività intellettuale non è estrattiva né escludente, si basa sulla cooperazione e il suo uso non la consuma ma anzi la fa crescere ulteriormente 

Nel Capitale Marx analizza come le enclosures delle terre comuni alla fine del Medio Evo in Inghilterra siano state un requisito necessario per la formazione di una accumulazione primitiva. La conoscenza, gli affetti e le soggettività sono i nuovi «pascoli comuni» che le industrie dell’intrattenimento non smettono di ricercare, in quanto costituiscono la base di sviluppo del capitalismo. Ma sono anche una della cause della sua crisi. In un’epoca nella quale la tecnologia permette l’accesso alla cultura, la logica della recinzione non funziona, giacché l’attività intellettuale non è estrattiva né escludente, si basa sulla cooperazione e il suo uso non la consuma ma anzi la fa crescere ulteriormente.

Comune

Le contraddizioni del neoliberalismo sono eloquenti. Si promuovono leggi restrittive sul diritto d’autore e allo stesso tempo si favorisce l’espropriazione del lavoro cognitivo. Si limita la circolazione dei beni culturali e allo stesso tempo si promuove l’egemonia di un mercato globale. E ci dimentichiamo che i frutti di un’opera, le esperienze che essa produce, vanno molto più in là di chi la possiede o la conserva, giacché appartengono a tutti.

Traduzione di Nicolas Martino

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