Promemoria per le prossime

Allearsi coi dinosauri

Binga_Iosonoio
Tomaso Binga, Io sono io. Io sono me, 1977, scrittura con inchiostro bianco e nero su fotografia (2 elementi), cm 40x30 cad.

Alla lettera E di enfance del proprio Abecedario, Gilles Deleuze racconta dello sbarco in Normandia. Non quello alleato della Seconda guerra ma di uno che l’ha preceduto, sul finire degli anni Trenta quando era un bambino. È l’arrivo sulla spiaggia di Deauville degli operai che si godono i primi congedi pagati sotto il governo del Fronte popolare. Il racconto di Deleuze verte sullo sguardo di sua madre, la quale di fronte ai nuovi vacanzieri reagisce come se in spiaggia si fosse accorta della comparsa dei dinosauri. È lo stupore della borghesia francese di fronte alle ferie degli operai, la quale da lì a breve, pur di evitare contatti con i paurosi animali, avrebbe preferito allearsi con i nazisti.

La questione delle vacanze non sta tutta in quello sguardo, in un territorio, nel suo uso proprietario, nell’arrivo dei dinosauri, nei loro sconfinamenti e nelle successive alleanze per contenerli? 

La questione delle vacanze non sta tutta in quello sguardo, in un territorio, nel suo uso proprietario, nell’arrivo dei dinosauri, nei loro sconfinamenti e nelle successive alleanze per contenerli? In un lembo di spiaggia frequentato prima da pastori poi da rentier sul quale approdano corpi estranei in reggiseno e carni arrossate, comunque fuori posto? O in una valle alpina nella quale si diffonde il rumore acido delle marmitte che disturba chi sta lì da prima? In altre parole nella frizione tra chi ci vive lungo quella spiaggia e su per quella valle, con l’abitudine di uno sguardo domestico, proprietario o del primo scopritore e il relativo sapere dell’ordine e del disordine, e chi arriva a gettare scompiglio in cerca di uno o più oggetti talmente imprecisati da fare la storia ormai secolare delle agenzie di viaggio. Rivenduti a ogni stagione: una libertà.

La vacanza propriamente detta spunta insieme alle ferie, dunque più o meno al Fordismo e allo stato sociale, insieme al tempo del corpo messo al lavoro alternato alla sua sospensione per riprodurlo. Ma eredita dall’età dello svago perenne, quella della rendita, la varietà di miscugli tra occupazione del tempo e mobilità dello spazio che le vite non vincolate al lavoro sono riuscite a immaginarsi, e a permettersi. La vacanza emerge dalle rovine del viaggio in Italia, degli atlanti sentimentali e dei bagni termali, delle avventure esotiche della borghesia coloniale, prolunga le esplorazioni amatoriali degli appassionati botanici e riprende le ascese in vetta… Così mentre il corpo operaio cercava le vie di uscita per votarsi ad altro che al dominio, con la vacanza è finito via via frantumato e massivamente diffuso tra orientalismi e perenni verginità territoriali da scoprire nella loro intatta purezza a ogni stagione grazie agli impianti di risalita, insieme a un bagaglio di saperi su cosa cercare, come trovare, di cosa davvero godere. Decisamente implementato negli ultimi tempi.

La sguaiata partenza di massa dei dinosauri per i pascoli aperti del non lavoro del ventennio ‘60-70 in Italia, e già da un po’ prima altrove, passata per borse termiche, campeggi selvaggi, barche a pedali perché in tanti non l’avevan mai visto un remo, è finita instradata lungo sentieri gourmet, resort beduini e nuove rotte armatoriali. Riproducendo su scala globale divisione del lavoro e gerarchie di addetti al servizio, accompagnatori, massaggiatori, dunque un esercito di servi, cucinieri, assistenti vari al godimento altrui. Lasciando agli autoctoni o a chi è venuto prima semmai la scelta sul personaggio da interpretare in funzione del territorio, a chi il barcaiolo, a chi il boscaiolo, a chi il borsaiolo. Mentre il paesaggio indigeno man mano variava catapultando sikh tra i casari dell’appennino del parmigiano, rumeni tra gli zibibbi di Pantelleria, andini a sciolinare in Val Rendena.

Ecco allora rinnovarsi gli sguardi anti-giurassici per il peruviano che sale correndo un impervio sentiero GTA non per portarti lo zaino ma per fregarti l’imperatoria che pensavi conoscere solo te, per i legatori albanesi di vite che affittano un motoscafo e instillano il dubbio su quanto sia esclusiva la tua vacanza sull’isola vulcanica, per il burkini a Marsiglia o per i bichini-pancere dei neo-arricchiti russi che fanno passare di moda il topless persino in Calcidica. Occhiatacce oggi condivise da quel che fino a non tanto tempo fa era una moltitudine di calzini con sandalo e neofiti della granita, oggi trasformati in appassionati cultori della località e difensori dell’origine. Gaudenti titolati del genius loci, in esclusiva.

E invece c’è la sorpresa che, nonostante gli sforzi per impedirlo, ferie pagate o meno, a godersi il paesaggio ci vanno anche quelli il cui lavoro è costruirne il brand, e rivendercelo. Col benestare, ed è l’altra sorpresa, di quei pastori o di quei pescatori arrivati prima che hanno visto le orde turistiche venire e andare, i rentier comprare e affittare, lasciandoli lì a preservare l’autenticità da godersi nuovamente vergine l’anno dopo. I quali, a forza di vivere sullo scoglio o sull’altipiano fuori stagione, a forza di vivere, talvolta finiscono per realizzare che i predatori sono ben altri. Così, durante l’estate all’intelletto generale in vacanza è dato di constatare che gli indigeni possono allearsi coi dinosauri, ridisegnando i confini sempre provvisori di una libertà e l’uso legittimo dei territori, anche del godimento. E, orfano della massa fordista e soggettivamente confuso con i rentier, il lavoro autonomo, precario e di cervello finisce per farsi predare, in ferie come al lavoro non sempre bravo a capire da che parte stare. Promemoria per le prossime: allearsi coi dinosauri.

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