Proiettare il buio

L'immagine di Bill Viola

Aleksandar Srnec, KA-13, 1956, tempera, cardboard, 479 x 677 mm, Marinko Sudac Collection (1000x700)
Aleksandar Srnec, KA-13 (1956) - Marinko Sudac Collection.

Nel 1990, invitato da Doug Hall e Sally Jo Fifter a scrivere una riflessione personale sul video da registrare – accanto ad altri importanti interventi – nel volume Illuminating Video: An Essential Guide to Video Art, Bill Viola propone un breve ma intenso saggio, Video Black – The Mortality of the Image, inserito appunto nella sezione conclusiva (Telling Stories) di questo viaggio polifonico dedicato alle complesse e eterogenee nature del video.

Tradotto per la prima volta in Italia da Alessandra Cigala e inserito da Valentina Valentini in un libro, Vedere con la mente e con il cuore (1993), indispensabile per conoscere e attraversare la poetica di Bill Viola (il saggio è stato pubblicato in occasione della VIII Rassegna Internazionale del Video d’Autore, assieme a tutti i testi scritti dall’artista dal 1980 ai primi anni Novanta), Nero video è, oggi, sugli scaffali delle librerie italiane in una nuova edizione, a cura di Bruno Di Marino (magistrale la sua introduzione, Dissolvenza in nero), con la traduzione di Paolo Martore. Si tratta di un un elegante libricino, terzo della indovinatissima collana Irruzioni che l’editore Castelvecchi di Roma ha lanciato nel 2016 per offrire al lettore brevi pillole riflessive, piccoli cammei critici, leggeri e portatili discorsi riflessivi.

Diviso in quattro finestre – L’immagine eterna, L’immagine temporale, L’immagine temporanea e L’ultima immagineNero video. La mortalità dell’immagine è un testo denso, popolato di visioni e riflessioni che un videoartista ha consegnato alla carta per parlare di un «osservatore perenne che non ha nulla da raccontare, nessun bagaglio di saggezza nessuna cognizione di grandi schemi» e che bloccato «in un immenso immutabile presente, non conosce passato, né futuro». L’osservatore, naturalmente, è una videocamera – e come non pensare al Krapp di Samuel Beckett – «che è in funzione da vent’anni» il cui «occhio fisso, senza palpebre, ha scrutato instancabile un parcheggio chissà dove, assistendo silenzioso l’andirivieni degli ultimi due decenni». Con quest’immagine abbagliante, Bill Viola apre un ragionamento che si nutre di tempi differenti, di pensieri sulla vita e sulla morte, di sguardi che lasciano il posto a visioni pungenti e suadenti, di corpi e colpi di luce che trasformano il reale in quello che reale non è.

Nell’ultima immagine – lasciamo al lettore il piacere di leggere questo testo e di farsi accecare dal suo lucido buio – il nero è inizio mistico, è indizio meditativo: «è la pupilla dell’occhio, soglia della minuscola camera dentro il bulbo oculare, dove l’oscurità serve a definire il primo modello d’immagine artificiale» avvisa Viola. «Del resto», si legge in un altro capoverso, «la pupilla è confine e velo, sia rispetto alla visione interiore che a quella esteriore». È, però, «anche il territorio dell’inesistente, il luogo prima e dopo l’immagine, il fondamento del vuoto» che spinge lo sguardo verso la più aspra conquista, un’opera di buio che coincide, per Giovanni della Croce, con il salire verso l’alto, l’appropriarsi della conoscenza, la lettura della luce, dell’abbaglio supremo, del bianco, del sole.

«Così», ripercorrendo ad esempio l’antica cosmologia persiana, Bill Viola avverte che «il nero diventa luce abbagliante di un giorno buio, l’intensa luce che sollecita l’oscurità protettiva dell’occhio chiuso; il nero dell’annullamento del Sé».

Poi c’è la Dissolvenza in nero… quella che non è sfuggita a Bruno Di Marino ma che è diventata – anzi – il titolo della sua elegante introduzione dove si fa il punto sull’artista e sul teorico (Bill Viola, «e non Vaiola, come si sente spesso pronunciare, dal momento che è di origine italiana», appunta giustamente Di Marino con un’aria dal sapere pedagogico), sul pensatore, sullo sperimentatore, sul docente al California Institute for the Arts.

«La dissolvenza in nero è solo uno dei neri del video: in effetti ci sono tre momenti in cui il video può apparire nero come quello di cui parli. […], esiste il nero video, come quello della dissolvenza. Poi c’è la neve, quando l’apparecchio è collegato ma il segnale assente, come la schermata vuota e scura dei monitor. Infine c’è il nulla, quando la spina è staccata e l’apparecchio spento. In analogia con il nostro corpo ciò corrisponderebbe agli occhi chiusi […]». Buona lettura.

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