Memento mori

Nei giorni della fertilità il grembo diventa un sepolcro

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Nicole Gravier, Fuori le stelle si accendono. Mythes et Clichés. Fotoromanzi, serie Attesa, 1976-80, collage su fotografia, cm 30x40

…prima che si rompa il cordone d’argento
e la lucerna d’oro s’infranga
e si rompa l’anfora alla fonte
e la carrucola cada nel pozzo
e ritorni la polvere alla terra, com’era prima,
e lo spirito torni a Dio che lo ha dato.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
e tutto è vanità [Qoèlet 12, 6-8]

Lo scopo che il Piano Nazionale per la Fertilità lanciato dal Ministero della Sanità si prefigge è di indurre i cittadini di entrambi i sessi a proteggere e curare il proprio apparato riproduttivo e «intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale», così da «poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente». La Fertilità, assurta a categoria morale con la lettera maiuscola, è un «bisogno fondamentale non solo della coppia ma dell’intera società», perno di una «rivoluzione culturale» che si vuole «celebrare», questi i termini usati nel proclama introduttivo del Piano, istituendo il Fertility Day.

Leggendo il testo del documento di centotrentasette pagine pubblicato dal Ministero si trovano illustrati, accanto all’impatto economico della denatalità in Italia (o meglio degli italiani) e a considerazioni generiche e superficiali sui costumi familiari correnti e i rapporti tra i sessi, i fattori prettamente fisiologici, maschili e femminili, che concorrono alla fertilità. Non mancano riferimenti – ipocriti, anòdini, del tutto strumentali, mentre in teoria dovrebbero essere gli unici ad avere luogo in un documento emanato dal Ministero della Sanità – alla necessità di un’educazione sessuale rivolta a bambini e adolescenti e del coinvolgimento di entrambi i sessi in una maggiore consapevolezza riguardo problematiche tradizionalmente relegate alla sfera femminile.

È nella maldestra, disastrosa scelta delle immagini associate ad alcuni key messages elencati nel documento che si è rivelata quella mistica della femminilità che porta a individuare nella donna giovane il soggetto incaricato di mettere al mondo cittadini che alimentino il welfare 

Ma è nella maldestra, disastrosa scelta delle immagini associate ad alcuni key messages elencati nel documento che si è rivelata quella mistica della femminilità che porta a individuare nella donna giovane il soggetto incaricato di mettere al mondo cittadini che alimentino il welfare, il che si rivela essere poi lo scopo reale e sostanzialmente biopolitico del Piano per la Fertilità. Nelle cartoline divulgative, finalmente cancellate dal sito dell’iniziativa, si voleva infatti evocare, associando immagini a concetti chiave del Piano, i diversi livelli (sociale ed economico, medico, fisico, psicologico) che si intersecano nella scelta, più o meno pianificata, di avere o non avere figli. Confrontando le ventidue cartoline in questione (che dal punto di vista numerico rispettavano, va detto, una par condicio tra i sessi) e le disgraziate combinazioni immagine/motto, si vede che tra quelle che richiamavano con tono piuttosto minaccioso il solo aspetto igienico-sanitario della procreazione, cinque riguardavano la salute maschile (una delle quali, in particolare, alludeva alle patologie dell’apparato riproduttivo dell’uomo in modo offensivo e umiliante). Ma quelle che avevano come protagonista esclusivo il ruolo e la responsabilità della donna riguardavano: 1) la salute, o meglio la deteriorabilità, del suo apparato riproduttivo, 2) la ricaduta sociale ed economica della procreazione sul futuro della società, in questo modo alienandone più esplicitamente il corpo e subordinando le sue funzioni al bene futuro generale. Tornando per un momento alla pagina introduttiva del documento del Ministero: «la parola d’ordine sarà scoprire il Prestigio della Maternità». Un prestigio di natura servile, perché strumentale alla società, come dimostra l’associazione «Prepara una culla per il futuro» (futuro economico, lo si legge nel documento) all’immagine di un ventre femminile.

Nell’altra cartolina, una giovane donna si toccava con una mano, indicandolo, il ventre, mentre con l’altra mano mostrava in primo piano una clessidra. Il motto associato era «La bellezza non ha età, la fertilità sì». Nella stessa immagine venivano posti in continuità simbolica, o meglio identificati – l’uno sottoposto all’inesorabile azione rappresentata dall’altro – il grembo, ricettacolo del principio vitale e «culla del futuro», e la clessidra, simbolo del tempo e della sua fuga. È abbastanza grottesco che questa maldestra combinazione richiami inequivocabilmente l’iconografia tipica e il linguaggio della Vanitas del XVII secolo di area olandese, tedesca, fiamminga e francese, addirittura associando al simbolo un concetto verbale, secondo il meccanismo di quelle nature morte che André Chastel definì «moralizzate» in cui oggetti indicatori del tempo e della caducità della vita terrena sono talvolta accompagnati da moniti scritti in forma di cartigli o dipinti sulle pagine di un libro, tra cui torna il verso del libro di Qoèlet, che dà il nome a questo genere figurativo, nella sua traduzione in latino: «Vanitas vanitatum, et omnia vanitas» (Qoèlet 1,2; 12,8).

Se l’oggetto indicato dalla donna della campagna del Fertility Day doveva suggerire la possibilità di concepire la vita, la clessidra, indicando che ciò che condiziona questa funzione, la giovinezza, sta fuggendo verso la vecchiaia e la morte, di fatto fa del grembo della donna un sinistro sepolcro 

Volendo procedere con questa lettura, il nesso suggerito tra l’azione del tempo simboleggiata dalla clessidra e gli organi riproduttivi femminili funziona secondo il medesimo rapporto metonimico che si rileva tra gli oggetti tipici della Vanitas, cioè tra quelli che indicano il tempo e la caducità (primi fra tutti il teschio, la clessidra, le bolle di sapone) e quelli che, subendola, ne mostrano l’effetto (petali di fiori appassiti, candele smorzate da cui si leva un filo di fumo, libri dalle pagine ingiallite abbandonati su un tavolo, avanzi di cibo su cui si posano le mosche e altri). In questo stringente funzionamento retorico gli elementi così ordinati vengono a fondersi in un significato univoco, che evoca sostanzialmente la morte. Così, se l’oggetto indicato dalla donna della campagna del Fertility Day doveva suggerire la possibilità di concepire la vita, e la funzione che sola le consente di acquisire prestigio per il suo apporto alla società, ossia la fertilità, la clessidra, indicando che ciò che condiziona questa funzione, la giovinezza, sta fuggendo verso la vecchiaia e la morte, di fatto fa del grembo della donna un sinistro sepolcro.

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