Guerra contro gli umani

Lucia Marcucci 1970, Quando l'America uccide, collage su cartoncino, cm 70x50
Lucia Marcucci 1970, Quando l'America uccide, collage su cartoncino, cm 70x50

Ventimila albanesi arrivarono 25 anni fa, l’8 agosto, nel porto di Bari. Ero a casa, da solo. Viste le prime immagini, presi la bicicletta. Non potevo crederci, non avrei mai più visto tutte quelle persone in una barca. Arrivai al porto, era tutto sbarrato: stato di assedio. Istituito lo stato di emergenza nella città deserta. Carabineri e polizia sparavano lacrimogeni per respingere la marea che cercava di sfondare i cordoni e entrare in città. Molti ci sono riusciti. Il primo istinto, a 17 anni, è stato aiutarli a fuggire. La tua libertà, è la mia libertà. Fratello che vieni da un paese che non ho mai visto, di cui mio padre parla la lingua. Mentre tu vedevi la Rai e sognavi una libertà che è tv, consumo, capitale.

Ho sentito, per la prima volta, l’odio per chi manganellava, sparava lacrimogeni. Prima, in quella città dormiente, mai mi era capitato. Volevano tenere 20 mila persone su una banchina non più lunga di qualche centinaio di metri, con più di 40 gradi. Ebbero la risposta: gli albanesi si organizzarono e usarono le mani nude, le pietre per difendersi contro chi li trattava come bestie, come nuda vita. Li trasferirono. Lo stadio delle Vittorie trasformato in un carcere a cielo aperto.

Ricordo i racconti dall’interno: gli elicotteri lanciavano i viveri, dentro si strappavano il cibo e l’acqua l’un l’altro e si riparavano sotto le gradinate dove avevo visto le partite del Bari, da piccolo. Conoscevo alcuni volontari della croce rossa, dei gruppi parrocchiali, gli unici ad aiutare questa moltitudine che veniva da un altro mondo. Portavo l’acqua, mi davo da fare. Ricordo l’inquietudine, lo sparo dei lacrimogeni, la violenza, l’odore di carne bruciata, l’afa disumana.

Conobbi allora Cossiga, allora presidente della repubblica, che usò tutta la sua violenza di questurino contro il sindaco di Bari, Enrico Dalfino che cercava un’alternativa al campo di concentramento che avrebbe ispirato a Giorgio Agamben, quattro anni dopo, il suo libro più bello e tragico: Homo Sacer. L’8 agosto, 25 anni fa, ho visto la guerra contro gli umani e la lotta per la libertà. Ieri, come oggi, nessuno è illegale.

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