La nostra lotta

Che cos'è un'OperaViva?

Claire Fontaine, We are with you in the night  (2008). Courtesy of rhe artist and and Dvir Gallery Tel-Aviv (1000x514) (1000x514)
Claire Fontaine, We are with you in the night , (2008).

Ad appassionarci è la lotta contro la morte. La nostra è una politica che si oppone alla fine come destino. Una fine che, oggi nel post post moderno, arriva troppo troppo prima di quel cedimento del corpo- macchina che pure non ci sta bene. È una morte che inizia con la fine della gioia, il migliore alleato dello stato presente, della cappa che ci opprime per anossia di desideri e movimenti. Hanno relegato il miracolo alla trascendeza, mentre tocca a noi sottrarlo allo statuto dello straordinario.

Operaviva è il segno d’oro della irriducibilità della nostra battaglia, è lo scalpo che abbiamo già non quello che aspettiamo. È lo scudo con il quale scansiamo i colpi che ci infligge chi si nutre dell’infelicità moltitudinaria per affermare l’avidità delle oligarchie mondiali.

La fionda con la quale mandiamo appassionate e arrabbiate comete di fuoco nel campo avversario affinchè avvampi, restituendoci gli spazi occupati, che noi non occupiamo, noi liberiamo. Non abiteremo le stanze della miseria, né quelle della solitudine, né quelle della paura perché abbiamo le chiavi per aprire quelle porte, abbiamo milioni di chiavi appese alle nostre cinture, milioni di chiavi rubate dai nostri compagni del passato, da noi, dai nostri compagni del futuro.

Operaviva è una chiave appena sottratta all’impossibile e apre, con indocile dolcezza, la trama del materiale nella quale vogliamo piantare i nostri piedi. E le nostre teste e i nostri cuori e i nostri corpi interi, affinché nemmeno una mano, un dito rimanga sequestrato dall’indegnità che ci spacciano come realtà.

«Quando ci uniamo, quando formiamo un corpo sociale che è più potente di qualsiasi corpo individuale, stiamo costruendo una nuova e comune soggettività». Stiamo attingendo non alle nostre mancanze, ma alle nostre potenze, non alle nostre solitudini, ma alle nostre gioie, a partire da quella che spinozianamente si traduce nella volontà di «distruggere ciò che mutila la nostra vita». Siamo vivi, quindi. E la nostra opera è viva.

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