Chi ha fatto il grande uovo?

Intervista a Erkka Nissinen e Nathaniel Mellors sulla Biennale

Erkka Nissinen e Nathaniel Mellors, Aalto Natives, Biennale di Venezia - Courtesy of Frame Contemporary Art Finland.

Tra i padiglioni nazionali più apprezzati di questa Biennale veneziana c’è il padiglione finlandese, con il progetto Aalto Natives degli artisti Erkka Nissinen e Nathaniel Mellors. Il piccolo edificio, progettato nel 1939 da Alvar Aalto, ospita un’installazione articolata in un’insieme di elementi eterogenei: il film, dove si combina video e animazione, è proiettato su più superfici e la narrazione si dipana tra immagini in movimento, pupazzi parlanti e sculture. I visitatori si siedono all’interno del padiglione in vari punti, dai quali assistono allo spettacolo cogliendo prospettive di volta in volta diverse. Lo spunto che ha ispirato il lavoro è legato al centenario dell’indipendenza finlandese, che il paese scandinavo ha voluto celebrare anche alla Biennale. Aalto Natives è tra i progetti della Biennale che si rivolgono in maniera esplicita a temi socio-politici come la cittadinanza, la natività intesa nel senso di appartenenza legittima a un luogo. La maniera non è nè didascalica né, come facilmente accade nell’arte contemporanea, ambigua. Nissinen e Mellors scelgono le categorie dell’incoerenza, della confusione e del non senso, correndo il rischio di dire troppo anziché troppo poco. Come nel padiglione lettone che ospita il lavoro di Miķelis Fišers, un altro artista un po’ folle che vuole dire la verità, c’è spazio per extraterrestri, paesaggi urbani sul genere Grand Theft Auto e animazioni al tratto a volte oscene. È forse il modo scandinavo, che risulta molto inconsueto e interessante. Quella che segue è la trascrizione quasi letterale di un’intervista fatta tramite skype ai due artisti.

Per iniziare un ringraziamento per questa intervista in tre fusi orari diversi

Erkka Nissinen
È un piacere

Nathaniel Mellors
Nessun problema, non abbiamo senso del tempo e non lo usiamo neanche.

Quest’anno si festeggia il centenario dell’indipendenza finlandese e la vostra partecipazione alla Biennale di Venezia rientra nel programma di celebrazioni. Qual è stata la reazione delle istituzioni di fronte alla vostra satira sui cliché dell’identità nazionale e della storia della Finlandia? In Italia un’operazione del genere sarebbe risultata parecchio provocatoria.

E.N.
Le autorità finlandesi avevano in mente una celebrazione nazionale per l’appuntamento veneziano e ci è sembrato che fosse una buona occasione per farne una parodia. All’inizio i referenti istituzionali erano molto preoccupati ma ora, dopo la ricezione positiva, si sono rilassati. Gente della destra finlandese si è molto risentita per quest’opera.

N.M.
Penso che sia una bella provocazione. Volevamo fare un lavoro che fosse rilevante almeno in Europa e negli Stati Uniti. Ridicolizzando la Finlandia abbiamo potuto produrre qualcosa di più universale. È una buona cosa perchè significa che le persone si possono identificare con il messaggio senza sentirsi attaccate direttamente. I finlandesi hanno le spalle larghe e abbastanza dignità per sostenere un lavoro come il nostro. Ma penso che Erkka si riferisse in particolare a un critico d’arte finlandese che ha detto qualcosa del tipo: «un uovo gigante: è questo quello che ci meritiamo?» .

Al Festival di Cannes di quest’anno a vincere il Leone d’Oro è stato un film satirico scandinavo che si svolge in un museo. Lo stesso spirito di disvelamento lo si trova anche nella vostra satira animata di Aalto Natives. Cosa pensate della rigida separazione tra industria del cinema e pratica filmica nell’ambito artistico?

N.M.
Ho letto del premio al film svedese e sono molto incuriosito. Penso che questo sia un punto interessante: i due settori si stanno avvicinando sempre più. Gli artisti stanno utilizzando un approccio cinematografico in termini di produzione. Erkka ed io desideriamo un’arte contemporanea che abbia consapevolezza della cultura pop e rifletta questioni sociali più ampie. Al tempo stesso alcune persone che lavorano nel cinema sono sempre più consapevoli della pratica artistica. Poi c’è l’aspetto satirico: la gente trova appropriato fare satira sul mondo artistico perchè rappresenta il denaro liquido di un sistema economico che mostra enormi difetti. Per questo non mi stupisco che il mondo artistico possa essere preso di mira satiricamente. Ovviamente, molte persone che fanno arte non si sentono di far parte di quel mondo.

E.N.
Ha senso fare satira sul’aspetto pretenzioso del mondo dell’arte.

A Venezia si sono affrontati i temi della magia e dello sciamanismo e il vostro lavoro ha una componente psichedelica forte. Avete assunto qualche droga particolare facendo Aalto Natives?

N.M.
Io mi drogavo quando ero un bambino ma ho smesso quando sono diventato grande. Sono ancora in un processo di aggiustamento. Sono molto interessato al mondo psichedelico e sono cresciuto nella sub-cultura britannica post punk post hippy degli ultimi anni ’80 e poi ’90, Captain Beefheart, LSD ecc.

E.N.
Mi sto ancora riprendendo dai funghetti allucinogeni che ho preso ad Amsterdam 10 anni fa.

N.M.
La magia e lo sciamanismo sono argomenti seri: la trasformazione della coscienza attraverso l’arte e l’immaginazione è qualcosa che mi ha sempre attirato. Penso che non ci sia molta psichedelia nell’arte contemporanea; forse è fuori moda.

E.N.
Mi sembra di aver ripreso il controllo dopo quei funghetti. Ma nei prossimi anni è possibile che il fungus vinca la battaglia sulla mia coscienza. Per me fare arte è una questione di crescita spirituale. E ho bisogno di agire rapidamente, prima che il fungus prenda il sopravvento.

N.M.
Il fungus! Ti sta uscendo dalle orecchie, amico.

In Aalto Natives la musica svolge un ruolo importante. Siete entrambi musicisti? Chi ha composto le musiche? Avete un gruppo con cui suonate?

E.N.
La gran parte della musica l’ha fatta Nathaniel, era un musicista prima di diventare un artista.

N.M.
Ho un gruppo e un’etichetta musicale che ho fondato intorno al 2003 a Londra (www.junioraspirin.com) e ho suonato musica techno negli anni ’90 prima di studiare arte. In Aalto Natives la gran parte della musica è roba mia ma devo dire che Erkka è molto talentuoso musicalmente; scrive e canta delle canzoni nei suoi lavori e in Aalto Natives l’ho un po’ copiato. In generale le cose sono venute fuori spontaneamente nel corso della produzione, che è durata 6 mesi. C’è stato tempo per improvvisare e abbiamo anche fatto delle jam insieme.

Prima di studiare arte avevo dei gruppi e devo dire che è qualcosa che mi ha salvato dal dogma dell’arte, o in ogni caso mi ha dato una cornice di riferimento diversa rispetto a quella dell’arte. Penso che a Erkka sia capitato qualcosa di simile con il cinema e la TV. Pensiamo entrambi di fare un lavoro artistico che, combinandosi con il cinema, la TV e la musica, riesce comunque a fare la sua «cosa magica».

E.N.
Personalmente penso di essere più sbilanciato verso il cinema che verso l’arte. Il mio lavoro semplicemente si colloca nel contesto artistico per la sua incoerenza.

Avete detto che vi siete «accorti che la Finlandia fa parte di un lignaggio più ampio di civilizzazioni basate sull’uovo». Parlare degli extraterrestri è uno scherzo come un altro o ci credete veramente? Ha forse un significato politico perchè (in qualche modo) il tema è collegato a quello del nazionalismo? Si parla parecchio di extraterrestri negli ultimi tempi…

E.N.
Sia io che Nathaniel comunichiamo con gli extraterrestri. Siamo stati rapiti e hanno fatto degli esperimenti su di noi.

N.M.
L’idea degli alieni è stata fondamentale perchè ci ha consentito di essere seri e comici al tempo stesso. Abbiamo usato il dispositivo alieno per parlare dell’assurdità del nazionalismo. Quindi sì: siamo politicamente alieni. Parlando di cose più serie, è possibile che Erkka sia un extraterrestre, ho avuto spesso questa sensazione durante la produzione di Aalto Natives.

E.N.
Ti riferisci alla forma della mia testa?

N.M.
Si è troppo regolare. È disegnata con precisione esagerata.

E.N.
Grazie! Me la sono fatta da solo studiando all’accademia.

N.M.
Vedi? Ha appena ammesso di essere un alieno. Tutti sanno che gli alieni si iscrivono all’accademia per rifarsi le teste, in modo che siano socialmente accettabili. Ma non funziona. Finiscono per stare tra loro e non riescono più ad assimilarsi socialmente.

E.N.
In realtà un tempo volevo entrare in politica. Sono pieno di amore social-democratico. Mi piace molto anche la fantascienza.

Criticando la Finlandia avete (anche) condotto una critica della social-democrazia e del cosiddetto modello scandinavo. Tra l’altro Erkka non vive in Finlandia da 15 anni. Il modello scandinavo funziona?

E.N.
Vivendo all’estero e soprattutto fuori dall’Europa è lampante che il modello socialdemocratico scandinavo è il massimo a cui possiamo aspirare.

Chi ha fatto il grande uovo? L’avete fatto voi?

E.N.
Abbiamo lavorato ad Amsterdam con dei tecnici bravissimi che si occupano di animatronics.

N.M.
Abbiamo lavorato con Stephan Kuderna e Kees Reedijk alla Rijksakademie. Con Erkka ci siamo incontrati alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam 10 anni fa e per questo lavoro ci hanno molto sostenuti. Timmy Van Zoelen ha lavorato con noi per le cose fatte con la schiuma. A Los Angeles abbiamo fatto i pupazzi e la pelle per l’uovo.

Nella storia di Aalto Natives la gran parte dei personaggi sono maschi, a partire da Geb e Atum; ma anche gli uomini uovo in generale sono appunto tutti uomini. All’inizio del film c’è un’animazione con un personaggio femminile di cui si vede soltanto una vagina a forma di anatra. Poi nel corso del film si incontra qualche altro personaggio femminile molto caratterizzato sessualmente. Cosa vuol dire tutto questo?

N.M.
Abbiamo cercato di rappresentare la natura guasta delle costruzioni maschili a cui ci riferiamo. La satira è tutta su delle narrative patriarcali: dio / creatore / padre / figlio / artista.

E.N.
Siamo fondamentalmente sessisti, ci spiace ma è così. Se ci pensi, i libri di storia sono stati sempre scritti da uomini. Nel nostro lavoro ci sono 35 milioni di storia finlandese.

Va bene, ma le donne non sono tutte sante. C’è cattiveria anche nel regno femminile.

N.M.
Ma non è l’argomento della nostra storia! Abbiamo coperto un sacco di temi, ma non siamo arrivati a quello delle Donne Cattive!

Forse potreste sviluppare un progetto sulle donne cattive.

E.N.
Nel prossimo ci saranno soltanto donne cattive. Forse avremmo potuto mettere qualche parrucca in testa ai nostri personaggi e il problema si risolveva.

È vero i/le trans sono un argomento interessante! Una domanda tecnica: qual è stato il ruolo del curatore nello sviluppo del progetto? Com’è andata l’organizzazione, anche sul piano logistico?

N.M.
Xander Karskens è stato coinvolto parecchio inizialmente, quando abbiamo proposto l’idea, anche perchè era l’unico in grado di andare a Helsinki a presentarla. È stato coinvolto in tutto il progetto fatta eccezione per la parte di creazione vera e propria. Ha gestito la realizzazione del libro-catalogo ma ha lasciato a noi la parte creativa. Non ha visto il lavoro finito fino al giorno dell’inaugurazione ma, a dire il vero, neanche noi. Abbiamo lavorato alla post-produzione fino al giorno dell’apertura e la notte prima stavamo ancora improvvisando con la programmazione. Aalto Natives è stato un progetto ad alto rischio, tenuto anche conto che era la prima volta che collaboravamo a un progetto così complesso.

E.N.
Non sapevamo realmente come sarebbe venuto fuori fino al giorno della conferenza stampa. Siamo riusciti a vederlo una sola volta prima dell’inaugurazione.

N.M.
Per la mia esperienza, ci sono dei lavori che ti capita di fare a volte, di cui scopri le regole mentre li fai. È tutto molto nuovo. Poi ci sono dei lavori dove stai all’interno di regole stabilite o lavori per estenderle. Il primo tipo è molto più soddisfacente artisticamente ma anche molto più difficile.

Ora state pianificando un nuovo film insieme. Si tratterà di un vero e proprio film?

E.N.
Sarà un film improprio. Tutto sta nel cogliere l’idea giusta. Abbiamo alcune idee ma sono idee artistiche. Ci chiediamo: possono essere valide anche per una audience più ampia? Vorremmo fare un film sul Natale. Sono finlandese quindi ho una certa autorità sul Natale. Potrebbe essere una buona storia quella di un gruppo di pupazzi-donne, le più cattive della storia, che si mettono alla ricerca del Natale. Posso scriverla.

Venendo alla geografia, c’è qualche posto dove vi piacerebbe andare? C’è qualche posto che secondo voi è interessante per quanto riguarda l’arte?

N.M.
Sì, la Finlandia.

E.N.
Io ad esempio non ci sono mai stato.

N.M.
Vorrei andare a Gobekli Tepe. Tala e io volevamo sposarci lì. Ma a quanto pare è molto difficile sposarsi in uno scavo archeologico aperto, vicino al confine turco-siriano. Penso sia uno dei luoghi più magici del pianeta.

E.N.
Vorrei andare ad Atlantide, mi piace l’idea di fare le immersioni sott’acqua.

N.M.
Erkka dovresti leggere i libri di questo medium americano che sosteneva di avere una conoscenza psichica di Atlantide, si chiama Edgar Cayce. Era popolarissimo e ha scritto un sacco di libri.

E.N.
Nathaniel vorrebbe trasferirsi a Helsinki per un po’. Trova che la musica e la scena dell’arte siano meno pretenziosi e self-conscious rispetto a città come New York, ad esempio.

N.M.
Probabilmente i posti più interessanti per la pratica artistica sono piccole scene di cui non sappiamo nulla. Per quanto mi riguarda sto bene a Los Angeles. Ho sempre fatto fatica a pensare che il mio fare arte fosse legato a un luogo in particolare. Vengo dal nord dell’Inghilterra, la mia famiglia appartiene alla classe operaia. Ho cambiato casa 9 volte prima degli otto anni e semplicemente portavo le cose con me da una casa all’altra. Ma quando mi sono trasferito ad Amsterdam qualcosa è cambiato: ho incontrato Erkka e Tala Madani. Ora vivo a Los Angeles con Tala e abbiamo sviluppato il nostro modo di lavorare, che è la cosa migliore. Erkka probabilmente è anche lui «portatile», anche perchè non si capisce se vive a Hong Kong o a New York.

E.N.
Ora vivo più o meno a NY e mi fa piacere essere in grado di capire che lingua parlano le persone intorno a me. Comunque, ovunque vada sono sempre disconnesso dal luogo in cui mi trovo.

Siete una coppia di artisti divertenti. Le vostre personalità sembrano complementari: anche se siete molto diversi sembrate combinarvi molto bene.

N.M.
Sì, qualcosa sembra funzionare, è strano. Erkka è il mio yang. Gli voglio veramente bene e comunque: per quale motivo facciamo quello che facciamo se non per amore?

E.N.
Di cosa stai parlando Nathaniel? Pensavo che questi argomenti fossero da discutere in finlandese.

N.M.
Non preoccuparti, sono parole che non usi comunque. Ho usato la A-parola, che non ha traduzione in finlandese.

E.N.
Non c’entra il finlandese, il fatto è che la A-parola non è politically correct e non rappresenta tutti in maniera egualitaria.

Quello dell’A-parola è un tema difficile. Mi spiace averci messo sopra un carico ulteriore quando ho chiesto come mai non c’erano personaggi femminili in Aalto Natives. Mi è sembrato di sentire un vento gelido finlandese attraverso lo schermo del computer.

E.N.
A A A, non ho paura di A!
Nessun vento gelido, solo Amore socialdemocratico per tutti

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