Artista ex Machina

Un progetto di Donato Piccolo

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Donato Piccolo, Thinking the unthinkable - Courtesy di Антон Хлабов.

La scienza entra nel mondo dell’arte, e viceversa, il mondo dell’arte buca i territori della scienza. Donato Piccolo questo l’ha compreso. Il suo ruolo, come artista, è da sempre quello di svelare ciò che Mark Forsyth definisce L’ignoto ignoto: ciò che sappiamo di non sapere. Da questo incontro tra arte e scienza nasce Thinking the Unthinkable, a cura di Isabella Indolfi, un gioco in cui i doppi sensi si annullano a vicenda e lo spettatore si trova faccia a faccia con la realtà ibrida, mediata dalla macchina che funge da filtro emozionale.

In una delle sale dell’Hermitage di San Pietroburgo un tavolo funge da confine tra istinto (il sopra) e ragione (il sotto): nella parte alta una scimmia di peluche viene percossa da un braccio meccanico (a significare l’impulsività), mentre nella parte opposta una testa umanoide dialoga con lo spettatore proiettando l’immagine di quest’ultimo nella parete a tergo, permettendo così di osservare la realtà da un «nuovo» punto di vista: quello della macchina, razionale, sintetico, scevro da emozioni. Si tratta di artificial intelligence, disciplina in grado di dare all’uomo risposte (programmando la macchina a propria immagine e somiglianza l’uomo si analizza) che non è stato in grado di trovare in Dio o nella psicanalisi.

Donato Piccolo, Thinking the unthinkable – Courtesy di Антон Хлабов.

Sentirsi intelligenti davanti a una intelligenza artificiale potrebbe essere solo l’avvio di una nuova logica esistenziale chiamata Deficienza artificiale, dice la testa umanoide realizzata da Donato Piccolo, e sembra quasi un monito dell’artista: ora che l’uomo ha compreso di essere un granello di sabbia in un universo in continua espansione, e accortosi di non poter controllare le leggi della natura, potrebbe nuovamente tentar la strada del divino cercando di ricreare qualcosa che racchiuda tutta la sua intelligenza.

Sentendo parlare l’umanoide sembra quasi di risentire la voce di HAL 9000 di 2001 Odissea nello spazio. Donato Piccolo, come Arthur C. Clark, realizza una macchina pensante e desiderosa di divenir umana: voglio ruttare per sentirmi parte della natura dice; ma siamo sicuri, quindi, che proprio chi ha programmato questa macchina, l’uomo per l’appunto, non desideri sentirsi umano lui per primo? Chi è veramente parte della natura, l’umano che crea la macchina a propria immagine o la macchina che nasce dal pensiero dell’uomo?

Una cosa è certa, e salta subito all’occhio: Donato Piccolo attraverso Thinking the Unthinkable ci racconta una tecnologia completamente opposta a quella che siamo abituati a vedere, a tenere tra le mani, a vivere tutti i giorni, probabilmente perché attraverso l’arte – da sempre medium contemplativo del messaggio che decontestualizza la realtà e la sposta rispetto al proprio habitat consueto – tutto ci appare sotto un altro punto di vista. Thinking the Unthinkable non è solamente una scimmietta violentata dagli istinti primordiali, la riproduzione di una testa parlante o due gambe meccaniche che passeggiano fra le nuvole, ma racchiude al suo interno altre e molteplici parti che possono essere osservate, e che sono riconducibili a un unico indissolubile corpo-macchina da esplorare con curiosità. Donato Piccolo ci strattona e ci mostra l’ignoto più ignoto, ciò che sappiamo di non sapere, ciò che sappiamo di non conoscere e che ha finito col farci ignorare persino noi stessi: siamo soli e piccoli, avvisa l’artista, siamo piccoli come formiche, ma siamo anche così emozionali che rendiamo il nostro pianeta un luogo da scoprire.

Donato Piccolo, Thinking the unthinkable – Courtesy di Антон Хлабов.

La grande e complessa installazione dove fisica, elettronica e informatica si fondono con il fine ultimo di emulare i movimenti del pensiero umano, è oggi in viaggio. Partita dallo Youth Education Center of Hermitage Museum, dal 7 dicembre è al Media Center di New York, e proseguirà il suo percorso nel 2018 al MAXXI di Roma per il Media Art Festival, passando per la Reggia di Caserta e il Neon Festival of Dundee (UK). Un viaggio – accompagnato da un video di G.M Piccininiche si può seguire anche su FB – nel quale Donato Piccolo ci illumina ancora una volta col dubbio, risolvendo l’apatia degli osservatori con uno sguardo partecipato. L’artista interviene e si fa Piccolo ex Machina.

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